Cessione azienda responsabilità acquirente debiti fiscali

Quale responsabilità Fiscale c’è per i debiti del cedente?

E’ prevista la responsabilità per debiti fiscali solidale tra acquirente e cessionario, salva la preventiva escussione del cedente, per il pagamento delle imposte relative all’anno in cui è effettuata la cessione e ai due precedenti.

La cessione d’azienda quindi  trasferisce un complesso di beni e di rapporti che comprendono anche i debiti.

Tra questi debiti, quelli fiscali sono i più “pericolosi”, sia per i particolari poteri di riscossione di cui il Fisco dispone, sia perché l’acquirente dell’azienda, nel momento in cui la compra, potrebbe non essere a conoscenza della loro esistenza e del loro ammontare.

Ci sono delle situazioni in cui questo può accadere perché il venditore non glieli ha comunicati, oppure perché il Fisco non li ha ancora accertati, sicché potrebbero esistere delle violazioni, alle quali il compratore dell’azienda è estraneo.

Bisogna sapere sia come individuare tali debiti prima di ricevere l’azienda, sia come proteggersi dalle richieste che il Fisco potrebbe formulare a chi, come l’acquirente, non era responsabile di tali debiti al momento della loro formazione.

In caso di cessione di azienda o di ramo d’azienda, il Codice Civile prevede una continuità tra cedente e cessionario nella responsabilità verso terzi e debiti fiscali: infatti, al fine di tutelare i terzi, l’art. 2560 del c.c. prevede che l’acquirente sia responsabile solidalmente col cedente in relazione ai debiti contratti dal precedente proprietario del complesso aziendale, se questi risultano dai libri contabili obbligatori.

L’art. 2560 cc  dice che in caso di trasferimento dell’azienda commerciale risponde dei debiti dell’azienda (pregressi al trasferimento) anche l’acquirente dell’azienda, se i debiti risultano dai libri contabili obbligatori [2214].

Tra i debiti aziendali di cui il cessionario è solidalmente responsabile rientrano i debiti tributari, per i quali il Legislatore ha previsto l’art. 14 del D. Lgs. n. 472/97. Il comma 1 dell’art. 14 prevede che

“il cessionario è responsabile in solido, fatto salvo il beneficio della preventiva escussione del cedente ed entro i limiti del valore dell’azienda o del ramo d’azienda, per il pagamento dell’imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti, nonché per quelle già irrogate e contestate nel medesimo periodo anche se riferite a violazioni commesse in epoca anteriore”.

Tale norma rafforza la posizione dell’amministrazione finanziaria creditrice, garantendo che si possa rivalere su entrambi i soggetti coinvolti nell’operazione di cessione d’azienda in merito a:

  • imposte e sanzioni inerenti a violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuto il trasferimento e nei due anni precedenti, anche se non ancora contestate dall’amministrazione finanziaria;
  • imposte e sanzioni già irrogate e contestate, anche se riferite e a violazioni commesse in periodi precedenti al secondo anno precedente a quello in cui è avvenuto il trasferimento d’azienda.

L’estensione della responsabilità al cessionario è mitigata da due limitazioni importanti:

  • la sussidiarietà della responsabilità;
  • la limitazione della responsabilità al valore dell’azienda oggetto di cessione.

Il cessionario può richiedere all’Amministrazione finanziaria un certificato, in bollo, sull’esistenza delle contestazioni incorso e di quelle già definite che presentano debiti tributari non soddisfate dal cedente alla data del trasferimento.

La responsabilità del cedente è così limitata solo ai debiti risultanti dal certificato di debenza e nel limite massimo del valore dell’azienda.

Lo scopo del certificato di debenza: perché serve?

Proprio per garantire il cessionario da “sorprese” riguardanti debiti precedenti e ad egli sconosciuti, dei quali il Fisco potrebbe un domani richiedergli il pagamento, esiste l’utile strumento del certificato di debenza.

Esso è un documento ufficiale, rilasciato, su richiesta dell’interessato, dagli Uffici finanziari competenti (innanzitutto l’Agenzia delle Entrate ma anche gli altri Enti impositori per i tributi di propria competenza), e che attesta l’eventuale esistenza di debiti ed il loro esatto ammontare, indicando anche la ragione e gli estremi della pretesa tributaria, cioè ad esempio il numero preciso della cartella esattoriale o dell’avviso di accertamento, il tipo di imposta -IVA, IRES, IRAP, ecc. – il periodo cui si riferisce, la data di iscrizione a ruolo e della notifica.

Proprio per queste sue caratteristiche il certificato di debenza viene anche chiamato, nella pratica, “certificato dei carichi pendenti fiscali”.

 

     

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